Come curare gli attacchi di panico

CURA DEGLI ATTACCHI DI PANICO: COME CURARE E GUARIRE DAL DISTURBO

Quando si parla di cura degli attacchi di panico bisogna considerare innanzitutto il momento di diagnosi e di riconoscimento: ossia quel momento delicato in cui bisogna saper distinguere il disturbo di attacchi di panico da altri tipi di disturbo, quindi, operare una buona diagnosi differenziale. Se analizzato da persone non esperte, il disturbo potrebbe essere confuso con altri tipi di disturbi e ritardare il momento dell’effettivo cura. La cura migliore degli attacchi di panico e quella che passa da una buona psicoterapia cognitivo comportamentale. È necessario, infatti, ristrutturare i pensieri disfunzionali che stanno alla base delle crisi di panico. Il paziente con attacchi di panico ha strutturato nel tempo credenze e valutazioni rispetto alla pericolosità delle situazioni, di alcuni luoghi iniziando a considerare pericolose situazioni e luoghi che in realtà non lo sono. Tuttavia le connotazioni negative con cui il paziente interpreta queste situazioni o luoghi fanno di queste, nella mente del paziente, potenziali pericoli. Il pericolo quindi non è nel luogo in cui si trova il paziente, bensì nell’interpretazione che del luogo viene fatta dal paziente. Presto si crea un legame di stimolo e risposta, di causa ed effetto in cui ad una certa situazione conseguono una serie di pensieri, di considerazioni del paziente rispetto alla pericolosità. In una situazione normale di pericolo l’emozione che avremo risposta è quella di allarme e agitazione; ed è proprio questa risposta funzionale che ci permette di preservarci. Quindi in una situazione normale questo meccanismo è un meccanismo protettivo, che però diventa inappropriato nel momento in cui non abbiamo la giusta interpretazione e lettura della situazione, cosicché si inizia a leggere come pericoloso qualcosa che di fatto non lo è. Avremo pertanto una risposta di agitazione inappropriata proprio come succede durante una crisi di panico. Il paziente inizia ad avere sensazioni di agitazione in luoghi e situazioni in cui la maggior parte delle persone rispondono di persone. Il discriminante tra un paziente con attacchi di panico ed un soggetto “normale” è proprio il modello interpretativo della realtà rispetto a luoghi e situazioni a cui il paziente di panico è sensibile. La cura del disturbo di panico consiste nella ristrutturazione dello stile interpretativo del paziente rispetto alle credenze e valutazioni strutturate rispetto alle situazioni di pericolo. Uno degli errori più comunemente commessi dai pazienti con attacchi di panico è il “ragionamento emotivo”, ossia la tendenza a interpretare la realtà sulla base dei propri stati d’animo: dato che mi sento allarmato e agitato… allora è vero che la situazione è pericolosa. Naturalmente la stessa situazione non fa nascere gli stessi pensieri nella maggior parte delle persone. Questo errore nel pensare alimenta un circolo vizioso di causa ed effetto dove alla perfezione di pericolo si risponde con un senso di allarme che confermerà di trovarsi effettivamente in una situazione di pericolo, quindi il senso di agitazione crescerà ancora di più fino a trasformarsi in una vera e propria crisi con, ad esempio, tachicardia, sudorazione, tremore, senso di sbandamento, sensazione di svenimento…

Per quanto detto si insiste sul fatto che una volta capito trattasi di un disturbo di attacchi di panico di ansia o di altro disturbo appartenente a questa famiglia, bisogna subito intervenire alla radice, intervenire per estirpare le cause del nostro malessere e non semplicemente innaffiare con psicofarmaci i sintomi, infatti in questo modo di certo la “pianta” dell’ansia non seccherà mai… la psicoterapia cognitivo comportamentale si propone di intervenire sugli attacchi di panico di ansia strappando il disturbo dalla radice. Abbiamo già detto che come radice si intende l’insieme di pensieri sbagliati che la persona nel tempo si è costruito e che nel tempo sono diventati sempre più frequenti e sempre più forti, fino a diventare una costante quotidiana nel modo di pensare di agire del paziente, tanto che il paziente dopo tanto tempo di sofferenza ha iniziato a credere che questo suo stato sia il suo stato normale. Purtroppo alcuni specialisti (e siamo fortunati se sono specialisti…) dedicano troppo poco tempo al paziente ed infatti dopo pochi minuti in cui il paziente descrive il suo disagio è già pronta la formula magica presentata come “ricetta”, quindi vengono indicati gli ingredienti… è le dosi… formulando in questo modo la pozione per ritrovare la felicità…

Alcuni disturbi come appunto i disturbi di ansia non sono disturbi fisici, mi piace dire che sono assolutamente disturbi emotivi, la quale emotività negativa e una conseguenza diretta dell’interpretazione singolare del paziente agli eventi di vita che sta vivendo e che con grande probabilità si stia valutando la situazione, naturalmente senza rendersi conto, in modo irrazionale e sopra dimensionando il problema stesso squalificano o minimizzando tanti altri aspetti.

Una pillola può annebbiare la coscienza facendo vedere con colori meno accesi la realtà, tuttavia il problema rimane tale e quale dello stesso colore. Per quanto può durare? per quanto tempo si può continuare ad assumere il farmaco? Si starà “meglio” soltanto fino a quando si continuerà ad assumere il farmaco? si dovrà continuare ad assumerlo per tutta la vita? esiste realmente nel progetto del medico che da anni continua a riscriverci questa o quella ricetta, l’idea di far terminare l’assunzione di farmaci e farci avere una vita sana è normale? e se sono passati di tanti anni, eppure arriverà il giorno che non si dovranno più prendere gocce pasticche, quanti anni ancora dovranno passare prima di quel giorno…?

Il paziente con attacchi di panico inizia a strutturare credenze valutazioni sbagliate sin dalla prima crisi: infatti la prima crisi e si verifica all’improvviso quasi come un fulmine a ciel sereno viene interpretata dal paziente in modo distorto e quindi già in questo momento partono le prime associazioni tra situazione e pericolo. Da quel momento la stessa situazione, lo stesso luogo verrà associato con una situazione di pericolo quindi La risposta conseguente inizierà ad essere una risposta di allarme.

Da quel momento si inizieranno a costruire sempre di più associazioni sbagliate tra situazioni, luoghi e potenziale pericolo; per questo il paziente che inizialmente è stato male in un preciso ufficio, ad esempio l’ufficio postale, inizierà ad evitare tutti gli uffici e quindi presto tutti i luoghi in cui si potrebbe dover fare una fila. Il paziente nei suoi pensieri struttura dei legami per associazione, quindi le percezioni di pericolo saranno sempre di più estese ad un maggior numero di situazioni simili tra loro, ufficio postale-Banca, bar-pub-pizzeria. Se si è sentito male nell’ascensore del loro condominio, inizierà ad evitare qualsiasi ascensore. Si inizierà ad associare, ad esempio, il proprio essersi sentito male nell’ascensore come luogo l’uso da cui è difficile allontanarsi, al potersi sentire male nella propria auto se bloccati nel traffico. Le associazioni che opera  il paziente, quindi vanno in questa direzione diventando sempre più frequenti e limitanti considerato che la strategia adottata dal paziente ben presto sarà quella di evitare questi luoghi queste situazioni.

Una buona cura degli attacchi di panico deve intervenire a modificare i pensieri alla base delle crisi e non semplicemente come avviene con il trattamento farmacologico limitando le espressioni del sintomo. Curare gli attacchi di panico significa eliminare le cause per eliminare le conseguenze dove, bisogna capire, che la crisi di panico è soltanto una conseguenza di qualcosa che avviene prima. Prima della crisi c’è il pensiero, ci sono i pensieri del paziente, e sono come pensieri a scatenare la crisi.

Il sintomo (tachicardia, sudorazione, senso di sbandamento…) è la conseguenza; il farmaco, la ansiolitico attenua l’espressione delle conseguenze, ma lascia intatte le cause. Quindi spesso e volentieri una cura che preveda l’esclusivo uso del farmaco non porta ad una modificazione delle credenze del paziente e una estinzione delle condotte di evitamento. Il paziente, quindi continuerà ad evitare luoghi e situazioni che lo spaventano credendo in questo modo di aver trovato una soluzione alla crisi. Di accompagnamento il farmaco lo aiuta ad attenuare le sensazioni fisiche di ansia, così con l’accoppiata farmaco-evitamento fa passare diversi anni senza garantirsi una cura reale e definitiva. Il paziente in questo modo si condanna al sostare in una specie di “limbo” caratterizzata dall’attesa di qualcosa spontaneamente e magicamente… cambi tra una dose assunta di psicofarmaco e un evitamento.

 

Sebbene non tutti i tipi di trattamento farmacologico siano stati dettagliatamente confrontati l’un l’altro per un confronto “ testa a testa”, è stato dimostrato come tutte queste sostanze abbiano un effetto superiore al placebo.

Il trattamento cognitivo comportamentale:

La psicoterapia cognitivo comportamentale, ha ricevuto un forte sostegno empirico attraverso numerosi studi clinici controllati che la eleggono come trattamento di scelta per i pazienti con disturbo di panico. I tassi di miglioramento nei pazienti trattati con questa terapia sono altissimi e variano tra l’80 e il 90% di successo sin dalle prime sedute.

I principali componenti della terapia cognitivo comportamentale nei pazienti con disturbo di panico includono:

– la psicoeducazione circa l’insorgenza dello sviluppo del disturbo di panico e dell’agorafobia

– l’insegnamento di competenza di gestione dei sintomi dell’ansia, compresa la formazione, i metodi di rilassamento e di respirazione diaframmatici

– la ristrutturazione cognitiva per modificare i processi di pensiero che mantengono gli attacchi di panico e le paure agorafobiche con conseguenti comportamenti di evitamento

– la simulazione di esposizione a situazioni ritenute pericolose per il paziente con conseguente tentativo di induzione delle sensazioni corporee sgradevoli temute dal paziente con disturbo di panico

– l’esposizione diretta alle situazioni temute per eliminare i comportamenti di evitamento agorafobico

 

Lungo e difficile è il dibattito sul fatto che il disturbo di panico debba essere trattato inizialmente con terapia cognitiva o terapia cognitivo comportamentale, terapia farmacologica o con trattamento combinato con psicofarmaci e psicoterapia.

Bisogna considerare se si voglia trattare il paziente per i sintomi acuti o curare il paziente definitivamente dal disturbo. Stabilito questo, bisogna considerare i vantaggi e svantaggi di ogni opzione di trattamento e considerare le preferenze personali del paziente in relazione a molti fattori. Sebbene le linee guida di trattamento variano molto, possono essere offerte alcune considerazioni:

per quanto riguarda la scelta del trattamento farmacologico, uno studio basato sull’evidenza, suggerisce che i farmaci inibitori della ricaptazione della serotonina sono un’appropriata prima considerazione, sebbene gli antidepressivi triciclici mostrino percentuali di successo simile per il trattamento acuto. Tuttavia gli effetti collaterali degli antidepressivi triciclici sono di gran lunga superiori a quelli dei farmaci inibitori della ricaptazione della serotonina. Le benzodiazepine possono essere considerate un utile complemento alla terapia antidepressiva per dare un rapido sollievo ai sintomi. Da lì  il piano di trattamento dovrebbe considerare la sospensione delle benzodiazepine quando gli effetti massimi degli antidepressivi vengono raggiunte, ossia dopo circa  quattro-sei settimane. Questo al fine di ridurre al minimo i rischi conseguenti all’interruzione del farmaco e alle difficoltà a legate all’uso delle benzodiazepine.

Gli inibitori delle monoammino ossidasi possono essere considerati in presenza di fobia sociale, anche se rimangono una seconda scelta in considerazione degli svantaggi che comportano.

 

La terapia cognitivo comportamentale è un trattamento di prima linea nei pazienti con disturbo di panico con evitamento situazionale. L’utilizzo dei farmaci dovrebbe essere ridotto al minimo e per tempi molto brevi. La terapia cognitivo comportamentale è straordinariamente efficace nei pazienti che non rispondono alla terapia farmacologica ed anche per questi motivi diventa trattamento di prima scelta.

La ricaduta acuta del disturbo di panico è comune nei pazienti trattati esclusivamente con psicofarmaci e soprattutto alla sospensione dei farmaci stessi. Da studi recenti si è dimostrato come la terapia cognitivo comportamentale, abbia un tasso di ricaduta bassissimo e che se impiegata in quei pazienti trattati con psicofarmaci, riduce naturalmente il tasso di ricaduta alla sospensione del farmaco. È per tutti questi motivi, che il trattamento farmacologico, se scelto, dovrebbe includere la psicoterapia cognitivo comportamentale.

Una volta scelto il trattamento, i pazienti dovrebbero essere osservati periodicamente. Una volta stabilita la situazione, i pazienti dovrebbero essere incoraggiati ad affrontare le situazioni precedentemente evitate esponendosi a queste, un poco alla volta. Se la risposta al trattamento farmacologico dopo circa otto settimane di terapia non ottiene risposta dovrebbero essere esaminate altre alternative.

I pazienti con attacchi di panico hanno spesso bisogno di una gestione clinica particolare. Molti pazienti soffrono del disturbo da molti anni e tendono ad avere una storia di trattamenti vari, spesso inefficaci o falliti. Stabilire un’alleanza terapeutica con i pazienti è un aspetto importantissimo di qualsiasi trattamento scelto: stabilire una relazione terapeutica fornendo rispettosa attenzione alle preoccupazioni del paziente, rassicurazione realistica e instillazione di speranza. Serve fornire al paziente psicoeducazione sul disturbo di panico, discutere con il paziente le componenti del disturbo di panico e porsi insieme a lui degli obiettivi di trattamento.

TRATTAMENTI DEGLI ATTACCHI DI PANICO

La terapia elettiva per il disturbo di panico è quella cognitivo- comportamentale, a volte associata a dei farmaci. Alla base della terapia c’è la conoscenza, sapere di cosa si soffre è il primo passo verso la guarigione; secondo passo è la ristrutturazione cognitiva, ossia modificare i pensieri negativi e distorti che sono alla base del disturbo, sostituendoli con pensieri più veritieri e realistici. La terapia cognitivo- comportamentale, aiuta il paziente a riconoscere la causa scatenante l’attacco, il pensiero distorto, solo così comincerà anche a prevenire gli attacchi. Una fase importante della terapia è l’esposizione in immaginativo, cioè passando in rassegna i sintomi del panico: sudorazione, vertigini, battito cardiaco accelerato, ci si rende conto che essi possono anche non sfociare in un attacco. Anche le tecniche di rilassamento, come il training autogeno, sono molto importanti, perché riqualificano la respirazione, rallentandola. Nei casi più gravi, risulta utile anche utilizzare dei farmaci contro l’ansia, antidepressivi e farmaci cardiaci come i beta bloccanti, per normalizzare appunto, i battiti cardiaci.

 

La terapia cognitivo comportamentale degli attacchi di panico

La terapia cognitivo comportamentale è il trattamento psicoterapeutico che aiuta il paziente a capire pensieri e sentimenti che influenzano il comportamento. La terapia cognitivo- comportamentale viene comunemente usata per trattare una vasta gamma di disturbi come fobia, dipendenza, depressione, ansia; la terapia cognitivo comportamentale è generalmente a breve termine e ha l’obiettivo di aiutare il paziente ad affrontare il problema in modo molto specifico.

Durante il corso del trattamento, le persone imparano ad identificare e modificare i modelli di pensiero distruttivi che hanno avuto influenza negativa sul comportamento.

Il concetto di base della terapia cognitivo comportamentale è che i nostri pensieri e sentimenti svolgono un ruolo fondamentale nel nostro comportamento.

L’obiettivo della psicoterapia cognitivo comportamentale è quello di insegnare ai pazienti che sebbene essi non possono controllare ogni aspetto del mondo che li circonda, essi possono prendere il controllo del modo in cui interpretare e affrontare le situazioni nel loro ambiente.

La terapia cognitivo comportamentale è diventata sempre più popolare negli ultimi anni nel campo della salute mentale e nel trattamento dei disturbi psicologici. Questo perché la terapia cognitivo comportamentale é di solito un’opzione di trattamento a breve termine, ed è spesso più conveniente rispetto ad altri tipi di terapia. La terapia cognitivo comportamentale é anche empiricamente supportata da numerosi studi che hanno dimostrato la sua efficacia nell’aiutare i pazienti a superare una vasta gamma di comportamenti disadattivi.

La psicoterapia cognitivo comportamentale è l’associazione della terapia cognitiva e della terapia del comportamento basate su concetti e principi derivati da modelli psicologici dell’emozione e del comportamento umano.

Le persone sperimentano spesso pensieri e sentimenti che rafforzano credenze sbagliate.

Tali credenze portano a comportamenti problematici che possono influenzare negativamente numerose aree della vita, compresa la famiglia, le relazioni sentimentali, il lavoro e le relazioni sociali. Ad esempio una persona che soffre di bassa autostima potrebbe avere pensieri negativi circa le proprie abilità o il proprio aspetto. Come risultato di questi modelli di pensiero negativo, l’individuo potrebbe iniziare ad evitare le situazioni sociali o lasciarsi sfuggire l’opportunità di lavoro per combattere questi pensieri e comportamenti distruttivi. Il terapeuta cognitivo- comportamentale inizia aiutando il paziente ad identificare le credenze problematiche, questa base nota anche come analisi funzionale, è importante per riconoscere i pensieri, i sentimenti e le situazioni che possono contribuire a comportamenti disadattivi.

La seconda parte della terapia cognitivo comportamentale si concentra sui comportamenti pratici che stanno contribuendo al problema. Il paziente inizia ad imparare ad sfruttare nuove competenze che possono essere messe in pratica nelle situazioni del mondo reale. Per esempio, una persona che soffre di panico, potrebbe iniziare a praticare nuove abilità di fronteggiamento provando nuovi modi per evitare o affrontare le situazioni sociali che potrebbero innescare una ricaduta nella maggior parte dei casi. La terapia cognitivo comportamentale è un processo graduale che aiuta il paziente a compiere passi incrementali verso un cambiamento del comportamento globale. Il paziente che soffre di ansia sociale potrebbe iniziare semplicemente immaginando se stesso in una situazione sociale che creerebbe ansia, successivamente il paziente potrebbe iniziare a praticare conversazioni con amici, parenti e conoscenti progressivamente, andando verso un obiettivo più grande e ottenendo sempre maggiori risultati e vedendo gli obiettivi più facili da raggiungere.

 

Impieghi della terapia cognitivo comportamentale

La terapia cognitivo comportamentale è stata utilizzata per trattare pazienti che soffrono di una vasta gamma di disturbi quali ansia, fobie, depressione e dipendenze. La terapia cognitivo comportamentale è uno dei tipi più ricercati di psicoterapia, sia perché il trattamento è focalizzato su obiettivi e risultati altamente specifici, sia perché i risultati possono essere rapidamente osservati e misurati in tempi brevi.

La terapia cognitivo comportamentale è molto efficace per quei pazienti che sono disposti ad analizzare i propri pensieri e i propri sentimenti. La psicoterapia cognitivo comportamentale è adatta per quei pazienti che cercano un’opzione di trattamento a breve termine e senza l’utilizzo di psicofarmaci. Uno dei maggiori benefici della terapia è che aiuta il paziente a sviluppare abilità di fronteggiamento che possono essere utilizzate sia per risolvere il problema nel presente, sia nel  futuro. Sebbene non sia generalmente semplice applicare da soli un cambiamento alle proprie credenze ed abitudini, i terapeuti hanno strutturato diverse tecniche per riuscire in modo semplice a raggiungere questi obiettivi.

Dott. Pierpaolo Casto - Psicologo e Psicoterapeuta - Specialista in Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale - PER APPUNTAMENTO: Viale Mazzini, 76 CASARANO ( Lecce ) Tel. 328 9197451 © 2016 Frontier Theme