Attacchi di panico: la cura e la terapia cognitivo comportamentale per gli attacchi di panico e per l’ansia

CURA E TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE DEGLI ATTACCHI DI PANICO E DELL’ANSIA

 

In moltissimi studi clinici, si è dimostrato come la psicoterapia cognitivo comportamentale sia il migliore trattamento per i disturbi di attacchi di panico e d’ansia. E’ particolarmente efficace per risolvere in modo definitivo gli attacchi di panico, con un successo nell’80- 90% dei casi.

La psicoterapia cognitivo comportamentale affronta il disturbo su due fronti: l’identificazione e l’evoluzione dei pensieri distorti che portano all’ansia, quindi la parte didattica delle strategie e dei meccanismi di pensiero (terapia cognitiva) e la desensibilizzazione dell’ansia attraverso l’esposizione alle situazioni temute, perciò l’acquisizione di competenze di risposta adeguate rispetto alla crisi (terapia del comportamento). L’importanza assegnata dal terapeuta a ciascuno dei due aspetti dipende dalla particolare manifestazione della crisi nel paziente.

Pertanto dopo l’esame del caso, sarà il terapeuta a stabilire su quale aspetto fare più leva: cognitivo o comportamentale. Tuttavia un buon trattamento deve comprendere entrambe le componenti e va a risolvere il problema “attaccando da tutti e due i fronti”

Ad esempio, in alcuni casi clinici di fobia specifica, come la paura di sporgersi dalle altezze, il trattamento più efficace prevede la sola terapia comportamentale, attraverso tecniche di esposizione graduale in vivo; invece, ad esempio, nei casi clinici di agorafobia bisogna lavorare per cambiare il modo di pensare e di esporsi alle situazioni che si temono, quindi una integrazione tra terapia cognitiva e terapia comportamentale.

 

 Di seguito verranno illustrati alcuni dei principi teorici e pratici, che vengono spesso utilizzati per aiutare le persone che soffrono di attacchi di panico, in modo che possano acquisire la padronanza sugli attacchi stessi.

 

Sebbene i pazienti con attacchi di panico riferiscono che le crisi inaspettate siano improvvisi e senza alcun legame apparente con la realtà, gli attacchi di panico sono una conseguenza dei pensieri, delle credenze e delle valutazioni che il paziente ha di se stesso,  sugli attacchi di panico e sulla possibilità che questi si presentino.

Soltanto quando il paziente comprende lo stretto legame tra i propri pensieri, la propria percezione e gli attacchi di panico potrà iniziare ad avere la padronanza sugli attacchi di panico.

L’attacco di panico si interpreta come una conseguenza dell’interpretazione di danno e di pericolo che il paziente ha in seguito alla comparsa veloce e importante di uno o più sintomi d’ansia.

L’interpretazione che ha il paziente di trovarsi in una situazione di pericolo, anche per la propria vita, naturalmente, non fa altro che aumentare l’intensità dei sintomi, costruendo una chiave di lettura degli eventi come imminente catastrofe, fino ad alimentare un circolo vizioso che va dall’errata interpretazione delle sensazioni fisiche, alla costruzione di pensieri distorti automatici che sfociano in un crescere di sensazioni di agitazione e instabilità fino ad esprimersi totalmente in una crisi di panico.

Il capo della matassa si trova nella credenza sbagliata di essere in una situazione pericolosa per la vita; infatti non è il panico il problema bensì i pensieri di danno e pericolo che si esprimono poi somaticamente in una crisi di panico.

Nel momento in cui si capisce come e perché le proprie credenze sono sbagliate, si capisce la logica con cui si alimenta una crisi, si riesce anche ad intervenire cognitivamente alla risoluzione del disturbo.

 

Esistono dei protocolli di trattamento psicoterapico per il disturbo di attacchi di panico i quali sottolineano tutti l’importanza di una corretta ristrutturazione delle credenze e valutazioni del problema. Si interviene quindi anche cono una buona psicoeducazione sui processi di valutazione che usa la nostra mente per interagire con e nell’ambiente.

 

Abbiamo visto come è necessario stabilire le caratteristiche delle crisi nel singolo paziente partendo da una base riconosciuta che attacco di panico si manifesta con una serie di sintomi che variano da almeno 5 fino a raggiungere un picco di 13.

 

E’ necessario costruire dei modelli per effettuare una diagnosi differenziale:

  • se gli attacchi di panico si presentano con una componente agorafobica.
  • stabilire se gli attacchi di panico si ripetono in un arco temporale abbastanza prevedibile.
  • se si possono individuare dei luoghi o delle situazioni che possono predispongono alla crisi di panico
  • Se il paziente fa uso di alcool, caffeina, nicotina o altre sostanze possono attivare e stabilire come queste sostanze potenziare o far partire una crisi di attacco di panico.

E’ bene ricordare però che nessuna diagnosi può essere fatta basandosi esclusivamente sui sintomi fisici, ma bisogna ricostruire e studiare la storia del paziente e del suo personale “stare male”.

I sintomi acuti, possono essere più o meno manifesti a livello fisico, questi segni possono comprendere ipertensione, tachicardia, sensazione di mancanza d’aria, tremori. L’attacco dura in media 15-20 minuti dalla comparsa dei primi sintomi e solo raramente dura più della mezzora. Molto frequente e sentirsi riferire dal paziente le preoccupazioni di tipo somatico: paura di morire, problemi respiratori o cardiaci, che sembrano talmente reali. In moltissimi casi il paziente, spaventato dall’intensità del sintomo, talmente intenso da sembrare vero, è corso in ospedale chiedendo soccorso (naturalmente la crisi è già passata ancora prima di arrivare sul lettino del medico… magari appena arrivati in ospedale o durante l’attesa in pronto soccorso)

CURA E TERAPIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE PER GLI ATTACCHI DI PANICO

La terapia cognitivo comportamentale viene definita una terapia attiva in quanto il paziente interviene attivamente sul proprio disturbo usando e sfruttando le strategie insegnate da terapeuta, quindi è lui protagonista principale e – attivo – della propria guarigione, passando prima dalla comprensione del proprio disturbo e poi sull’uso delle strategie adatte per ottenere un reale cambiamento dei pensieri e delle emozioni.

Le tecniche apprese durante la seduta di psicoterapia vengono utilizzate dal paziente sin da subiti, immediatamente dopo la seduta stessa. Quindi il paziente verifica in prima persona la bontà dei strategie di cambiamento spiegate e assiste al progressivo miglioramento della propria condizione di panico nella misura in cui diventa esperto “utilizzatore” delle tecniche. Presto le nuove strategie di risposta all’ambiente si sostituiscono ai vecchi schemi di pensiero disfunzionale per diventare la nuova normalità.

Il successo della terapia quindi dipende in gran parte dalla volontà del paziente di imparare e di cambiare, insistendo ogni giorno nel periodo di terapia ad allenarsi all’uso delle nuove scoperte.

Il paziente che si impegna capisce, impara e guarisce ottenendo sin dalle primissime sedute notevoli miglioramenti. Il miglioramento immediato e progressivo deve essere da stimolo a continuare a migliorarsi e perfezionarsi.

Gli studi clinici evidenziano come il trattamento di psicoterapia cognitivo comportamentale risolve il disturbo di attacco di panico mediamente in 12-18 sedute, tuttavia bisogna considerare sempre da quanto tempo la persona soffre di attacchi di panico. Quindi, anche se questa non è una regola scritta sulla pietra, la persona che soffre da poco tempo avrebbe una soluzione in tempi più brevi, mentre chi soffre da molti anni potrebbe avere bisogno di un trattamento più lungo.

Affinché ci sia una guarigione completa e definitiva, il paziente deve imparare ad avere pensieri funzionali e realistici rispetto alla realtà, quindi a sostituirli in modo automatico ai vecchi pensieri che stavano alla base delle crisi.

In America dopo un certo percorso di psicoterapia individuale il paziente viene inserito in dei gruppi di pazienti dove sempre sotto la guida del terapeuta il paziente condivide le proprie esperienze sia di descrizione dei propri stati prima dell’inizio della cura e dei progressi e successi ottenuti durante il percorso di psicoterapia. Naturalmente la psicoterapia effettiva e quella che si tiene con relazione “uno ad uno” nell’alleanza terapeutica psicoterapeuta-paziente.

A volte purtroppo è addirittura riuscire trovare un terapeuta in grado di comprendere gli stati d’animo del paziente e capace di far comprendere al paziente di essere compreso pienamente. Importante infatti oltre al tipo di formazione del terapeuta anche la sua reale esperienza sul trattamento di questo specifico disturbo. Il terapeuta sostiene i racconti del paziente aiutandolo a formularli anche suggerendo e anticipando l’emozione provata. Il terapeuta fa capire in vario modo al paziente di non essere il solo a provare determinate emozioni e che come si sente il paziente il terapeuta lo conosce.  

Dott. Pierpaolo Casto - Psicologo e Psicoterapeuta - Specialista in Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale - PER APPUNTAMENTO: Viale Mazzini, 76 CASARANO ( Lecce ) Tel. 328 9197451 © 2016 Frontier Theme
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